Fotovoltaico in Sardegna: Tensioni Stato-Regione e Nuovi Incentivi
In Sardegna la transizione energetica non procede senza attriti. Un nuovo bando nazionale ha riacceso le tensioni tra Regione e Stato, mentre l’isola prova a costruire un futuro più sostenibile partendo dai tetti delle case.
In questo articolo ti spieghiamo cosa sta succedendo e quali sono le mosse in campo.
Il Caso Sant’Ignazio
Al centro della disputa c’è un’area di circa 37 ettari sul colle Sant’Ignazio, a Cagliari, inserita nel nuovo bando nazionale per la realizzazione di impianti fotovoltaici su terreni militari dismessi.
Secondo la Regione, la zona ha un alto valore paesaggistico e storico ed è già inclusa nel Piano urbanistico comunale come area di conservazione ambientale. Inoltre, fa parte di un insieme di beni demaniali che, in base a un accordo stipulato nel 2008 tra Stato e Regione, dovrebbero essere restituiti all’amministrazione sarda.
La presidente Todde ha definito la scelta di includere Sant’Ignazio nel bando una forzatura, ribadendo la volontà della Regione di opporsi in tutte le sedi opportune.
Sul piano giuridico, la Regione fa leva sull’articolo 14 dello Statuto speciale, che prevede il trasferimento alla Sardegna dei beni immobili e demaniali dello Stato.
Anche il presidente del Consiglio regionale, Piero Comandini, ha preso posizione, sottolineando che lo stesso accordo del 2008 includeva il recupero di 350 beni militari, tra cui l’area oggi oggetto di contesa. Comandini ha chiesto formalmente al ministro della Difesa Guido Crosetto di rispettare quanto concordato.
Il caso è arrivato anche in Consiglio comunale a Cagliari, dove è stata presentata una mozione per chiedere al Comune di esprimere una contrarietà ufficiale alla decisione del Ministero. Il confronto, tuttavia, si inserisce in un quadro più ampio di tensione tra le scelte strategiche dello Stato e quelle della Regione in materia di energia rinnovabile e uso del territorio.
Una Transizione Tra Terra e Tetti
Mentre la polemica istituzionale si intensifica, la Sardegna prosegue sulla via di una transizione energetica che punta in modo deciso sugli impianti fotovoltaici distribuiti.
La Giunta regionale, infatti, ha annunciato un nuovo avviso da 20 milioni di euro per incentivare l’installazione di impianti solari sui tetti delle abitazioni, con l’obiettivo di favorire l’autoconsumo e ridurre le bollette delle famiglie più fragili.
Il bando prevede un contributo a fondo perduto destinato ai nuclei familiari con ISEE inferiore a 15.000 euro e punta a finanziare nella prima annualità circa 1.650 impianti, ciascuno con potenza compresa tra i 3 e i 6 kW.
Secondo le stime fornite dalla Regione, si otterrà così una potenza fotovoltaica aggiuntiva pari a circa 5,4 MW, affiancata da una capacità di accumulo di circa 10 MWh. La produzione stimata, al netto dell’autoconsumo, porterebbe a un’eccedenza energetica pari a circa 2.100 MWh l’anno, con un valore di mercato che supera i 300.000 euro.
Un primo passo concreto che si inserisce in un piano più ampio, che prevede oltre 100 milioni di euro stanziati fino al 2030 per ampliare progressivamente il numero di famiglie beneficiarie e rafforzare l’indipendenza energetica dell’isola.

Fotovoltaico: Serve Anche La Terra
Sul dibattito interviene anche Italia Solare, per voce del suo presidente Paolo Rocco Viscontini, che ha partecipato al recente convegno “Sardegna 100% rinnovabile: sogno o realtà?”, svoltosi a Sassari. Viscontini ha sottolineato come la sola installazione di impianti fotovoltaici sui tetti, per quanto importante, non sia sufficiente a raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione assegnati alla Sardegna.
Secondo l’associazione, l’utilizzo dei terreni – anche agricoli – è una componente necessaria per sostenere il fabbisogno energetico regionale e favorire l’integrazione tra produzione elettrica e attività primarie.
Il fotovoltaico a terra, secondo Italia Solare, rappresenta un’opportunità per il mondo agricolo e zootecnico, grazie a modelli ibridi e sinergici come l’agrivoltaico.
L’espansione delle fonti rinnovabili è considerata una leva strategica per abbattere le emissioni e ridurre l’impatto delle centrali a carbone, ancora operative sull’isola. Il messaggio è chiaro: è necessario un equilibrio tra tutela del territorio e realismo energetico, evitando che la contrapposizione ideologica rallenti la transizione e penalizzi le comunità locali.
Prospettive Per Le Imprese
La strategia energetica regionale non si limita alle famiglie. Un altro tassello importante è il bando da 42 milioni di euro dedicato alla riqualificazione delle imprese turistiche sarde. Anche in questo caso, tra gli interventi ammessi figura l’installazione di impianti fotovoltaici su edifici, connessi alla rete e dotati di sistemi di accumulo.
Si tratta di una misura che punta a migliorare l’efficienza energetica delle strutture ricettive, aumentare la competitività delle aziende e rendere il turismo isolano più sostenibile.
Il doppio binario – famiglie da un lato, imprese dall’altro – mostra un disegno coerente di sviluppo, centrato sulla diffusione capillare della produzione energetica distribuita. È una visione che punta a un modello di energia dal basso, dove ogni cittadino e ogni azienda possa diventare protagonista attivo del cambiamento.
In questo contesto, il confronto con lo Stato sulla gestione dei terreni pubblici assume ancora più importanza, perché riguarda non solo il controllo del territorio, ma anche il modello energetico che si vuole costruire per il futuro della Sardegna.

