Rinnovabili in Bolletta: Come Sbloccare i Veri Benefici
Le fonti rinnovabili sono ormai tra le soluzioni energetiche più economiche e sostenibili. Eppure, i benefici concreti di questa rivoluzione verde faticano ad arrivare ai cittadini, che continuano a pagare bollette alte.
Perché succede? E cosa si potrebbe fare per invertire la rotta? Dall'incontro organizzato a Roma da Ecco Climate emergono risposte chiare che abbiamo riassunto in questo articolo.
Serve Una Governance Vera
Nonostante il calo strutturale della domanda di gas in Italia ed Europa, i vantaggi economici delle fonti rinnovabili stentano ad arrivare concretamente nelle bollette dei cittadini.
Il motivo principale è la mancanza di una governance chiara e coerente, capace di guidare la transizione in modo efficace.
Gli strumenti per farlo esistono:
- prezzi zonali,
- comunità energetiche,
- partecipazione alla flessibilità di rete.
Gli strumenti che abbiamo, però, restano in gran parte inutilizzati o marginali rispetto al potenziale. Mentre si annunciano piani faraonici per il nucleare, che appaiono più come diversivi che soluzioni reali, si continua a investire miliardi in infrastrutture per il gas, con effetti distorsivi sul mercato e sui costi energetici per le famiglie.
La conseguenza è una politica energetica frammentata, spesso dominata da logiche industriali e pressioni di grandi player piuttosto che da una reale visione di lungo termine.
Il decreto sulle aree idonee per gli impianti Fer, bocciato dal TAR, è un esempio lampante: lascia mano libera alle Regioni senza criteri comuni, creando incertezza per gli investitori e rallentando lo sviluppo.
L’impressione, confermata da diversi esperti del settore, è che manchi una regia capace di mettere ordine tra gli interessi in campo e di orientare il sistema energetico verso la convenienza delle rinnovabili.
Gas in Calo, Ma Gli Investimenti Aumentano
Uno dei punti più critici riguarda gli investimenti in nuove infrastrutture per il gas, che sembrano ignorare la traiettoria decrescente della domanda. Secondo Francesca Andreolli del think tank, il fabbisogno di gas è già calato del 19-20% rispetto alla media 2017-2021. Nonostante ciò, l’Europa ha già 40-45 miliardi di metri cubi di capacità di rigassificazione attiva e altri 50 sono in costruzione.
Il problema è che il load factor – cioè l’effettivo utilizzo di queste infrastrutture – è crollato al 40%, a fronte di enormi costi fissi che finiscono per ricadere in bolletta. Se la tendenza alla riduzione della domanda continuerà, e allo stesso tempo verranno completati tutti i progetti pianificati, il costo del trasporto del gas potrebbe aumentare anche del 100% entro il 2050. Un fardello economico insostenibile, che va contro ogni principio di efficienza e sostenibilità.
A ciò si aggiunge un’inerzia politica preoccupante: la scelta del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica di non dismettere le centrali a carbone, ma di mantenerle pronte all’uso, è stata definita “il governo Descalzi” da Mariagrazia Midulla del WWF, con riferimento all’amministratore delegato di Eni. Una scelta che premia interessi industriali immediati, ma allontana la decarbonizzazione.

Lavoro e Nucleare: Due Illusioni
Il dibattito sulle rinnovabili coinvolge anche il tema del lavoro. Simona Fabiani della CGIL ha ricordato che ogni posto perso nel settore fossile può essere sostituito da più di due impieghi nel comparto delle rinnovabili, secondo dati IEA. Tuttavia, senza un piano di “giusta transizione” e una politica industriale adatta, l’Italia rischia di non cogliere le opportunità occupazionali offerte dalla rivoluzione verde.
Un esempio concreto: la CGIL si è opposta alla conversione da carbone a gas della centrale di Civitavecchia, che avrebbe compromesso l’ambiente senza garantire l’occupazione. In alternativa, il sindacato ha proposto un progetto fondato su energie rinnovabili e principi di economia circolare.
Sul fronte nucleare, le critiche si moltiplicano. Nonostante le dichiarazioni ufficiali, molti esperti ritengono che il rilancio dell’atomo sia poco più di una manovra dilatoria.
Secondo Luigi Moccia del CNR, i costi reali delle nuove centrali nucleari, anche nelle ipotesi più ottimistiche (4.500 €/kW), porterebbero a costi energetici di 90-100 €/MWh, non competitivi con le Fer. Se si dovesse gestire il nucleare in modalità flessibile per integrarlo con il fotovoltaico e l’eolico, i costi lieviterebbero ulteriormente.
Anche l’idea di utilizzare il nucleare per produrre idrogeno o calore appare tecnicamente e economicamente insostenibile.
Le Sperimentazioni Che Funzionano
Nonostante le difficoltà sistemiche, alcune utility e cooperative stanno testando modelli innovativi per avvicinare i benefici delle rinnovabili ai cittadini.
Ecco alcune delle principali iniziative in corso:
- A2A, che ha lanciato “Noi2”, un’offerta commerciale che prevede il 70% dell’energia fornita da quattro impianti dedicati (due fotovoltaici e due eolici) a prezzo fisso per 10 anni, senza penali di recesso. Il restante 30% segue l’andamento di mercato.
A2A ha inoltre annunciato una nuova tariffa oraria per i membri delle comunità energetiche, con prezzi più bassi nelle fasce di produzione del fotovoltaico. - Octopus Energy, già attiva nel Regno Unito, sta portando in Italia le sue soluzioni di flessibilità, come la piattaforma “Intelligent Octopus”, che regola automaticamente i consumi di auto elettriche, batterie e pompe di calore in base ai prezzi di mercato. I clienti indicano solo orari e obiettivi di carica, e il sistema ottimizza i consumi.
- La cooperativa energetica "Ènostra" con il Progetto Romeflex ha sviluppato un modello partecipativo: fornitura a prezzo fisso basata su 16 impianti di proprietà (tra Umbria, Sardegna, Piemonte, Lombardia e Puglia) e nuove sperimentazioni, come il peer-to-peer per la condivisione dell’energia prodotta in eccesso dai piccoli impianti (<20 kW).
Iniziative come il progetto Romeflex, che prevede premi per la riduzione dei consumi in orari critici, mostrano che un’altra energia è possibile ma servono politiche pubbliche che valorizzino questi esperimenti e li trasformino in prassi diffuse.

